GENNAIO - Brucia l’Australia: milioni di ettari di prateria sono divorati dalle fiamme. Brucia tutto, fino alla periferia delle città - Trump inizia la campagna elettorale #USA2020 e ordina l’uccisione del generale iraniano Soleimani portando tutto il Medio Oriente sull’orlo della guerra
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venerdì 1 gennaio 2021
2020, annus stercoris
GENNAIO - Brucia l’Australia: milioni di ettari di prateria sono divorati dalle fiamme. Brucia tutto, fino alla periferia delle città - Trump inizia la campagna elettorale #USA2020 e ordina l’uccisione del generale iraniano Soleimani portando tutto il Medio Oriente sull’orlo della guerra
giovedì 12 novembre 2020
L'imbelle
1.
Promessa:
Subito dopo la prima elezione (2011): “Porterò Napoli ad avere una raccolta differenziata al 70% entro sei mesi”
Svolgimento:
Nel 2020 siamo al 40%.
2.
Promessa:
“I quartieri Spagnoli diventeranno come Montmartre a Parigi, con locali per turisti e ritrovo internazionale di artisti” (2011)
Svolgimento:
Si.
Certo, certo.
3.
Promessa:
“Faremo una zona rossa, come ad Amsterdam, dove i giovani possano stare in intimità senza pericoli” (2013)
Svolgimento:
In effetti una zona rossa la stiamo per fare …
4.
Promessa:
Crollano pezzi dell’intonaco nella Galleria Vittoria dalle facciate sia dal lato di Via Chiatamone che dal lato di Via Acton. Il vicesindaco Sodano: “In sei mesi tutto sarà a posto!” (2015)
Svolgimento:
Ad oggi, dopo 5 anni, la Galleria è stata chiusa, il traffico impazzito, le impalcature stanno lì e l’intonaco continua a cadere.
5.
Promessa:
“Il verde pubblico è una nostra priorità. Abbiamo finanziamenti per 15 milioni. Sostituiremo gli alberi pericolanti e pianteremo nuovi alberi” (2018)
Svolgimento:
Parchi devastati, alberi spezzati, tronchi mai rimossi, ceppaie in tutte le strade della città.
6.
Promessa:
“Chiuderò le scuole ad ogni allerta meteo!”
Svolgimento:
Questa promessa l’ha sempre mantenuta.
Tranne una volta.
Confuse l’allerta verde per la pioggia, con quello rosso per neve e ghiaccio.
La neve arrivò e…
7.
Promessa:
“Con i nuovi treni della metro saremo secondi solo a Tokyo” (2018)
Svolgimento:
In Giappone sono preoccupatissimi. Da due anni.
8.
Promessa:
“Metterò insieme una flotta di 400 imbarcazioni per andare a prendere i migranti ed ospitarli a Napoli” (2019)
Svolgimento:
Si sono visti una decina di gommoni che hanno fatto il giro da Mergellina alla Colonna Spezzata e ritorno. Quindici minuti abbondanti di navigazione.
9.
Promessa:
“Non c’è nulla che il Sindaco debba fare per l’emergenza Covid19 “ / “Prenderò misure clamorose, mai viste”.
Svolgimento:
Mai viste.
10.
Vabbè dai, fermiamoci a nove. Mi deprimo troppo.
giovedì 25 giugno 2020
Bagnoli, il Napoli, Sarri e gli antichi romani
Dopo la finale di Coppa Italia vinta dal Napoli contro la Juve continuo a pensare che ci sia qualcosa di incompiuto, qualcos’altro da fare.
Si, devo ancora fare qualcosa ma non riesco a capire cosa. È uno di quei pensieri che diventano così ossessivi da farti dimenticare tutto il resto.
E allora esco e comincio a camminare senza una meta, così come capita, solo per camminare.
E capita che me ne vado in giro per Bagnoli, che i Romani chiamavano Balneolis, le piccole terme, dove l’acqua bolle e lo zolfo ingiallisce il terreno. Cammino lungo il lungo vialone centrale, Viale Campi Flegrei, i campi ardenti descritti da tanti autori latini. Da qui si vede che nulla è stato costruito a caso. Il quartiere ha una pianta regolare, a tratti sembra uno di quegli accampamenti degli eserciti romani, con il cardine principale rappresentato proprio dal viale e i vari decumani, il reticolo di strade perpendicolari. E dagli antichi romani vengono i nomi delle strade.
Comincio a girare a caso, dopo il monumento che ricorda i caduti sul lavoro della vecchia fabbrica, e incrocio Via Enea, l’eroe troiano che riuscì a fuggire dalla città asiatica prima che i Greci la distruggessero con il padre Anchise e il figlio Ascanio sulle spalle, come ci racconta Virgilio.
E proprio Enea, attraverso il figlio fondatore di Albalonga, è uno dei progenitori di Romolo e Remo.
Continuo a camminare e trovo Piazza Gaetano Salvemini, un socialista degli inizi del ‘900, antifascista e uomo del Sud, che pagò con la prigione e l’esilio per le sue idee.
Ecco, la coerenza e la dignità dei tempi antichi.
Incrocio di nuovo Via Enea, che quindi non a caso è l’unica strada che attraversa tutta Bagnoli, passa sopra i binari della Cumana e arriva fino all’Italsider, nei pressi di un vecchio ingresso. Proprio quella fabbrica in cui hanno lavorato decine di migliaia di napoletani, di siciliani, pugliesi e anche operai che venivano dal settentrione.
Proprio come il padre di Maurizio Sarri, ora allenatore della Juve. E pensare che fino a due anni fa … vabbè questa è un’altra storia.
La strada mi riporta dentro il quartiere dopo aver superato di nuovo la Cumana. In effetti quest’ultima a Sud e la Metro a Nord segnano i limiti del quartiere, proprio come due valli di un castrum romano.
Comincio a capire meglio.
Percorro tutta Via Amedeo Maiuri, l’archeologo che rinvenì l’Antro della Sibilla a Cuma, che diresse campagne di Scavi a Pompei, Ercolano, Capri, che iniziò le esplorazioni marine nel golfo di Baia. Si, è giusto che questa strada sia sua.
Senza accorgermene arrivo a Via Eurialo e poi scendo a Via di Niso, la strada parallela. Eurialo e Niso, due amici, due eroi, forse due amanti. Molti sostengono che avrebbero dovuto essere ricordati con un’unica strada, Via Eurialo e Niso, l’uno “insigne per bellezza e l’altro valente nell’uso delle armi”, che morirono nel tentativo di avvisare Enea di un tradimento.
Eroi che non trionfano. Tradimenti.
Riprendo la salita lungo Via Lucio Silla, console e dittatore, il capo degli optimates che combattè e vinse contro i populares di Caio Mario, l’infame inventore delle liste di proscrizione, da allora adottate in ogni parte del mondo.
Incrocio ancora Via Ascanio, e poi Via Acate e Via Ilioneo, altri due amici e compagni di Enea che con lui fuggirono da Troia, e che con Via Eurialo e Via di Niso sono i decumani del quartiere.
E sono cinque strade.
Cinque, come le dita di una mano.
Con tutti questi nomi che mi girano per la testa passo per Via Silio Italico, anch’egli politico e poeta epico. Qui sembra abbia vissuto Maurizio Sarri da bambino.
È da qui che devo partire per capire.
Ricordo il modo di combattere dei legionari romani: file e file di soldati in armatura e scudo. Ogni soldato proteggeva quello alla sua sinistra con lo scudo, quello di dietro sosteneva nella spinta quello che stava davanti e lo rimpiazzava per farlo riposare. E tutti spingevano e andavano avanti a demolire i nemici. Fino in Persia, fino in Germania, fino in Scozia. Le ali di cavalleria ausiliaria proteggevano i fianchi, rallentavano l’avanzata di ogni esercito nemico e poi i legionari finivano il lavoro.
Si, comincio a capire il disegno.
È quello che fa il Napoli di Gattuso. Due linee di quattro tra difesa e centrocampo e un uomo a sostegno dell’una e dell’altra. Le ali a spezzare il gioco e tutta la linea a spingere.
Cinque uomini nella linea, uniti come le dita di una mano.
E arrivo in Via Sibilla, la sacerdotessa di Apollo che scriveva il futuro sulle foglie e lo affidava al vento. Quella che viveva nell’Antro scoperto da Maiuri. La Pizia, temuta e rispettata, lo aveva detto e lo aveva scritto: “Mano”.
Ora ho capito quello che ancora mancava.
Una mano, ma non proprio una mano aperta.
Un dito.
mercoledì 9 ottobre 2019
AC 75, primi sguardi
Le appendici (timoni e foil) saranno uguali per tutti mentre la ricerca progettuale dei team si potrà concentrare su scafi e vele.
Questi i numeri e finora quattro nuove barche sono state varate.
Quattro barche completamente diverse, frutto di un lavoro di ricerca spinto alle estreme conseguenze, sono ora sotto gli occhi di tutti.
A breve le vedremo tutte in navigazione e potremo anche valutare le scelte su alberi e vele ma è già chiaro che qualcuno ha sbagliato e che le prestazioni non potranno essere tanto simili come nelle ultime edizioni della coppa.
Il primo varo è stato quello del team vincitore dell'ultima coppa e paese opitante della prossima edizione, Team New Zealand, che ha messo in acqua il suo Te Aihe, il delfino, che ha subito messo in chiaro il livello tecnologico e di design al quale saranno chiamati a competere gli altri team. Il defender ha presentato una barca con una grafica accattivante (da ferma sembra sfilare a 60 nodi sotto gli occhi) e una linea molto filante dove si impone una prua inversa sul modello dei grandi catamarani, una poppa con poco volume e un cavallino inverso.
La zona di attacco dei foil (uguali per tutti) è scavata forse per facilitarne il movimento o per rinforzare la zona che verosimilmente subirà fortissimi carichi.
La novità , ripresa anche da tutti gli altri team, è il doppio pozzetto a poppa, una sorta di doppio corridoio, che ospiterà i grinder per la produzione di energia e il timoniere con la sia afterguard. Dalle prime interviste già si capisce che ci si vada orientando per una coppia di timonieri (mura a dritta e mura a sinistra) per ridurre gli spostamenti e per l'inutilità degli stessi, visto che lo sbandamento sarà quasi inesistente e quindi il peso dell'equipaggio sopravento non sarà più necessario.
La seconda barca a sendere in acqua è stata The Defiant, l'insolente, del Team American Magic. In una grigia giornata dell'estate newyorchese è emerso da un capannone una barca che sembra il contrario di quella neozelandese: una prua tonda e larga, tipo scow dei grandi laghi del nord, che ricorda un po' gli ultimi esiti progettuali dei mini 6,50 e di qualche 60 piedi IMOCA, completamente affusolata, rotonda al punto che qualche osservatore già parla di "suppostone", un lunghissimo bompresso (finora di dubbia utilità visto che si è utilizzato solo il fiocco). Mentre Te Aihe sembra pensata per navigare questa sembra pensata per volare, sembra avere un'aerodinamica studiata per ridurre gli attriti nell'aria al punto da dover riscrivere i concetti di opera viva e opera morta.Non a caso gli americani ci hanno subito mostrato la potenza e la leggerezza di The Defiant che è stata la prima ad esibirsi in volo sui foil subito dopo il varo.
Luna Rossa del Team Prada, il Challanger of Rercord, è ancora la più bella e speriamo che sia anche la più veloce. Dalle immagini del varo vediamo uno scafo filante, con un elegante cavallino inverso abbastanza evidente, accentuato da una poppa rastremata fino ad arrivare a zero sullo specchio di poppa. La prua è dritta e gradualmente lo scafo si svasa andando verso l'albero; quest'ultimo è appoppato disegnando un triangolo di prua generoso se si considera il lungo bompresso. La coperta è liscia e volumi di ingombro sono presenti a centro barca (baglio massimo) per consentire il "rimbalzo" in caso di caduta dai foil. Da notare che è l'unica barca ad avere una sorta di skeg a poppa la cui unica funzione è di facilitare la navivazione con lo scafo immerso, un'opzione utile solo con pochissimo vento.
L'ultima barca vista finora è Britannia di Team Ineos UK, di gran lunga la più sorprendente delle quattro. La prua bassa sull'acqua risale velocemente con lo scopo evidente di non far scorrere l'acqua sullo scafo. Il bordo libero è verticale e alto, squadrato, mentre la carena è piatta, tondeggiante a prua. La poppa è tronca e alta. L'insieme sembra avere lo scopo di creare tanto volume o per ospitare gli impianti sotto coperta o per far rimbalzare lo scafo sull'acqua e rimetterlo sui foil in caso di errore o perdita di velocità. Questa barca per essere brutta è brutta assai, ma è così anticonvenzionale e diversa dalle altre che possiamo già dire o che gli inglesi hanno capito tutto oppure che non hanno capito niente. Aspettiamo di vederle tutte in acqua e con l'armo definitivo per una valutazione più completa, ma già così sembra di assistere ad una sfida mai vista, di un livello di molto superiore alle ultime edizioni della coppa dove le innovazioni sono state numerose e ambiziose.
Scelte progettuali diverse ed estreme, barche che navigano nell'aria: è proprio una bella sfida e siamo solo all'inizio. L'appuntamento per vederle tutte insieme in acqua è a Cagliari dal 23 al 26 aprile dell'anno prossimo.
Siamo già lì.
giovedì 23 agosto 2018
Tremiti, le isole selvagge
Il porto dell’arcipelago
si trova a San Domino, l’isola maggiore, a circa 200 metri dal
piccolo approdo di San Nicola. E' dominato da un'altura su cui è stato collocato nel 2011 un guerriero acheo in bronzo (dono di Lucio Dalla) che simbolicamente protegge le isole e i suoi abitanti dai tentativi di speculazione e sfruttamento del mare, come nel caso delle perforazioni esplorative alla ricerca di gas e petrolio nelle acque del Gargano. Interamente coperta di macchia mediterranea e
pini di Aleppo, ha una sola spiaggia di sabbia,
cala delle Arene, accanto al porto, mentre per il resto la costa è
composta da una lunga teoria di piccole calette rocciose e pareti scoscese su
cui nidificano le diomedee. Ma l’isola cinquant’anni fa non si presentava così.
A San Domino si praticava una stentata agricoltura e laddove oggi ci sono pini
e piante selvatiche allora c’erano vitigni, meloni e pomodori. Una agricoltura
difficile in un terreno roccioso e povero di acqua, mancando una fonte naturale ed eredità dei campi di lavoro dell’epoca
borbonica e fascista.
Interessante è la visita di Cala Matana, una delle
calette raggiungibili a piedi, che ospita la villa che fu di Lucio Dalla (“sapesse che via vai di eredi che stanno
venendo, anche quelli che lui non sapeva di avere”) e che dà il titolo ad
una suo album (Luna Matana), fino a Cala degli Inglesi, che ospita due campeggi
e a cui si arriva da un sentiero che parte dal centro del paese. In mare, poco distante
da Punta del Vapore, verso ovest è possibile fare una nuotata con maschera e
pinne e vedere i relitti, ormai dispersi su una superficie ampia, del Lombardo,
una delle navi a vapore di Garibaldi durante la spedizione dei Mille che qui è
naufragato nel 1864 dopo essere stato sbattuto ripetutamente sulla secca.
Il modo migliore per visitare San Domino è una piccola barca con cui arrivare sotto costa e addentrarsi nelle numerose calette per fare il bagno. Numerosi sono i punti di interesse: la grotta delle Viole, il cui nome deriva dal colore delle alghe che ricoprono le sue pareti sommerse; la grotta del Bue Marino, profonda 70 metri e che deve il nome alle foche monache - ora scomparse - che la abitavano; lo scoglio dell'Elefante (nella foto); le tre "senghe", una caratteristica successione di 3 insenature; il piccolo architiello di San Domino, vicino al distributore di benzina (da non confondere con quello più imponente di Capraia) e i tre Pagliai, alti scogli a pochi metri dal porto verso Nord, le cui piccole spiaggette sono raggiungibili solo dal mare ma sono pericolose e sconsigliate per la friabilità delle rocce che le sovrastano.
L’altra grande isola, completamente disabitata, è Capraia, detta anche Capperaia per la
diffusa presenza di piante di capperi. Tre sono i luoghi che calamitano l’interesse
dei turisti: l’Architiello, reso celebre da una pubblicità dei Baci Perugina negli
anni ’80, largo cinque metri e di poco più alto che racchiude un laghetto dalle
acque di smeraldo; la statua sommersa di Padre Pio, alta ben tre metri, collocata
nelle acque limpide e pulite della zona de “gli Scoglietti”, su un fondale di
circa quindici metri e che può essere vista con facilità anche nuotando in
superficie; Cala dei Turchi, un’ampia insenatura sul lato settentrionale in cui
ancorarono le navi di Solimano II nel 1566 quando questi tentò invano di
conquistare l’abbazia, cannoneggiandola per tre giorni prima di desistere e
continuare le sue incursioni altrove.Negli ultimi decenni, l'amministrazione delle isole sta cercando la strada per la valorizzazione ed il suo sviluppo turistico. È uno dei luoghi più belli e incontaminati dei nostri mari, uno dei luoghi ancora selvaggi e per questo meritevoli di grandi cure e attenzione. Se fossimo saggi.
lunedì 4 giugno 2018
Un'auto da mare
Nel 1999 i
quattro amici mettono in acqua una Volkswagen Passat e una Ford Taunus e partono da Las
Palmas facendo rotta sulla Martinica. Dopo i primi
dieci giorni Fabio e Mauro, forse i meno convinti, chiedono aiuto e vengono
recuperati da un elicottero di soccorso mentre Marco e Marcolino proseguono la
loro “strada”. Restano in mare
circa 120 giorni tra nuotate, lunghe letture e battute di pesca in mezzo
all’oceano: incontrano una petroliera che li rifornisce di provviste (non
benzina, navigano a vela) e alla fine riescono a parcheggiare la loro
auto-barca alle Antille.
Anche stavolta
l’idea è quella di farsi un giro lungo e provare a parcheggiare dalle parti di
Piazza San Marco, a Venezia. La Maserati vola
a 12 chilometri all’ora sulle acque della Versilia, fa tappa a Pisa risalendo
l’Arno per un pezzo e poi naviga verso Roma.
Intervistato dai
giornali sul senso della sua avventura Marco Amoretti dichiara: ”Non sono e non
voglio essere un Soldini, sono più un Don Chisciotte, o meglio come Pippi
Calzelunghe”. E come lei, in effetti, le dice e le fa sempre più grosse e
divertenti. Può proseguire ma
ora è necessario fermarsi e l’auto finisce per sei mesi in un museo/deposito
sulla Prenestina. Riesce a tornare in acqua e riprende la circumnavigazione: a
Panarea viene salutato come un novello Ulisse, mentre poco prima di Ravenna una
lamiera finisce nell’elica e deve tornare a fermarsi. venerdì 6 ottobre 2017
Da Pozzuoli all'isola che non c'é
Per chi proviene da Napoli, prima di arrivare
al porto di Pozzuoli, se si alza lo sguardo, spicca la sagoma dell’Accademia Aeronautica, il
"Nido delle Aquile", dove iniziano a formarsi i piloti militari, un edificio
cubico che si affaccia dalla collina di tufo e che, con una certa approssimazione,
indica il Nord. A circa 300 metri sulla sinistra, sempre guardando dal
mare c’è il cratere della Solfatara, in cui
si manifestano potenti fumarole che emettono vapori sulfurei ad
oltre 160 °C, mentre in una depressione centrale della caldera si può osservare
del fango che bolle a 140 °C. In questa bocca del vulcano vennero girati alcuni famosi film di
Totò e alcune sequenze
del film dei Pink Floyd “Live in Pompeii”.
Il graduale
sprofondamento del litorale, causato dal bradisismo, costrinse gli abitanti a
lasciare, verso la fine del V secolo, la parte bassa della città e a stabilirsi
sull'altura a destra del porto commerciale, l’attuale Rione Terra, ben visibile
dal mare con edifici dai colori vivi e ancora qualche gru che emerge dal
profilo. Agli inizi del XVI secolo, Pozzuoli fu sconvolta da scosse telluriche
e dal bradisismo. I puteolani tornarono a stabilirsi al di fuori delle mura, sino
a formare presso il mare un borgo, costituito da piccole case di pescatori.
Infatti nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1538, un terremoto sconvolse la
città, la terra si aprì ed eruttò tanto materiale da formare una collinetta,
che in seguito fu chiamata Monte Nuovo. Guardando il porto è la zona sulla
sinistra, un po’ all’interno, ricca di verde e che oggi è un’oasi del WWF.
Il lago Lucrino è
alimentato dalle acque di numerose sorgenti termali che sono in zona (le stufe
di Nerone le più conosciute) ed è un bacino privato. Deve il nome alla parola
“lucrum”, cioè lucrare: infatti il senatore Sergio Orata nell'antica Roma lo
aveva trasformato in un allevamento ittico, essendo lo stesso lago in
comunicazione tramite un canale con il mare.Attualmente anche il lago d’Averno è di proprietà privata pur essendo ricco di storia e di reperti archeologici di notevole interesse.
Il suo golfo,
racchiuso tra i rilievi di Punta Lanterna a sud, su cui è ben visibile il
Castello Aragonese, e Punta Epitaffio a nord, è un altro cratere
vulcanico, risalente a circa 8.400 anni fa e conservatosi solo per metà,
essendo la sua parte ad oriente sprofondata o del tutto erosa dal mare.
Su un promontorio a
strapiombo sul mare, presso l'abitato, sorge l'imponente Castello Aragonese,
costruito forse sulle rovine del Palazzo imperiale romano. All'interno
del castello è ospitato il Museo archeologico dei Campi Flegrei. È visibile la
ricostruzione del ninfeo rinvenuto nelle acque di Punta Epitaffio con la
raffigurazione dell'episodio omerico di Ulisse che, aiutato da un compagno, porge il vino al Ciclope.
Dopo il comune di
Bacoli vi è l'antica Misenum, villaggio sorto in epoca romana, sede della flotta
pretoria dell'imperatore. La spiaggia di Miliscola a tutt'oggi conserva nel suo
nome il ricordo degli allenamenti che vi svolgevano i marinai romani (militum
schola). L'attuale
frazione di Miseno è posta ai piedi del promontorio di Capo Miseno che
rappresenta l'ultima lingua di terraferma che racchiude il golfo di
Pozzuoli, punta estrema del Golfo di Napoli.
Il nome di Miseno
si collega all'Eneide di Virgilio. Miseno era il trombettiere di
Enea, che avendo sfidato Tritone nel suono della tromba, era stato da questi
precipitato in mare dove era annegato. Enea, trovato il suo corpo
gettato dalle onde sulla spiaggia, lo seppellisce
sotto un immenso tumulo, appunto Capo Miseno, grandiosa
tomba a perenne memoria del compagno.Una semi-isola, il filo dell’acqua e l’isola dei genovesi
C’è un angolo di Sardegna che conserva un carattere e una personalità fuori dall’ordinario. Lontano dagli usuali giri turistici, lontano...
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