lunedì 31 agosto 2026

Aria di America's Cup

Si comincia già a respirare qualcosa di diverso nell’aria. Non è solo l’afa e il caldo bollente di questa estate infinita. È qualcosa che si sta avvicinando. È la gara, la sfida delle sfide. Meglio di una finale di Champions League. La regata più antica del mondo, l’America’s Cup. Conta solo chi vince. Nessuno arriva secondo. Mentre ci avviciniamo alle regate preliminari di settembre a Napoli, previste dal 25 al 27 settembre, può essere utile ricordare le novità della 38° edizione. Cominciamo subito col dire che le regate preliminari sono un evento a parte: barche diverse, equipaggi diversi e anche i team in gara non sono tutti quelli che parteciperanno alla prossima edizione dell’America’s Cup. A fine settembre vedremo in gara 9 barche uguali - secondo quello che ci è dato sapere in questo momento – e i consorzi con due barche in gara presenteranno un equipaggio “Young & Women" ed uno “Senior”. È il caso di Luna Rossa e Team New Zealand e forse di Alinghi. Sono le stesse barche utilizzate a Barcellona nel 2024 per la Youth America’s Cup, gli AC 40, che ha visto la vittoria di Luna Rossa con Marco Gradoni e Gianluigi Ugolini al timone e la Women’s America’s Cup – con equipaggi completamente femminili, che ha visto vincere sempre Luna Rossa con Giulia Conti e Margherita Porro al timone. Sono barche ideali per gli allenamenti e per testare le effettive capacità dei timonieri, il livello di crescita degli equipaggi e le soluzioni tattiche da utilizzare in regate. Parliamo di barche dal costo relativamente contenuto, circa 3 milioni di euro, e decisamente più maneggevoli. Le abbiamo viste a Cagliari di recente e le rivedremo qui a Napoli in una serie di regate di flotta che si concluderanno il 27 settembre con un match race tra i primi due classificati al termine del fine settimana. Nel 2027, a maggio, ci saranno 7 consorzi a sfidarsi con queste novità. Innazitutto le barche saranno gli AC 75, oltre 20 metri di scafo e un albero di 26,5 metri, più di un palazzo di 7 piani. Questo significa più peso e maggiori carichi su tutta l’attrezzatura, dalle vele alle manovre fisse. L’equipaggio si riduce con l’eliminazione dei “cyclor”: si passa da 8 a 5, con la possibilità di imbarcare un sesto uomo come ospite ma questi non potrà avere alcun compito a bordo. È prevista la presenza obbligatoria di almeno una donna e tra i 5 velisti a bordo sia la donna che almeno altri due devono essere cittadini con regolare passaporto della nazione di origine dello Yacht Club che ha presentato la sfida. Quindi ogni team ha due slot a disposizione per velisti non nazionali. È questo il caso di Peter Burling nell’equipaggio di Luna Rossa. Gli scafi sono sostanzialmente quelli utilizzati a Barcellona, nell’ottica condivisa da tutti di un contenimento dei costi. Si tenga presente che il costo di un AC75 è di circa 15 milioni e che in una campagna di circa quattro anni si arriva a spendere tra i 70 e i 100 milioni di euro. Sono inoltre possibili piccole modifiche allo scafo, fino a 4 metri quadrati di superficie, per ridisegnare un po’ l’aerodinamica e le postazioni dei ciclisti che ora non servono più (è stato previsto l’utilizzo di batterie standardizzate per muovere gli arm, uguali per tutti gli equipaggi). Si possono anche costruire fino a tre nuove ali dei foil e un nuovo timone. Si possono ridisegnare le vele. I nuovi consorzi (Team Australia e American Racing Team USA) sono a caccia di AC75 già esistenti non potendo costruire nuove barche. Per i primi c’è l’AC75 Patriot, già di proprietà di American Magic, mentre per i secondi è probabile l’acquisto dell’AC75 Te Rehutai di Team New Zealand vincitrice della 36° edizione. Il risvolto positivo è che, acquistando l’intero pacchetto tecnologico e le sperimentazioni già avviate, possono più velocemente recuperare tempo sugli altri sfidanti. Resta il nodo di Team GB1 di Ben Ainslie che, a seguito della separazione con lo sponsor Ineos e della contesa per la proprietà della barca (l’AC75 Britannia), al momento non sembra avere la disponibilità di un AC75. Alla fine, è proprio tutto questo che rende affascinante questa manifestazione: un pugno di regole e un esercito di avvocati a darsi battaglia, mentre velisti e ingegneri utilizzano talento individuale e tutta la tecnologia disponibile per forzarle al massimo. Vedremo come andrà a finire.

mercoledì 19 agosto 2026

L'isola di ferro



Un ammasso di granito e ferro.

A circa dieci miglia dalla costa toscana e a sessanta miglia dalla Corsica si erge imponente l’isola d’Elba. Nella parte occidentale una serie di alte montagne tra cui svetta il monte Capanne, il più alto di tutta la Toscana con i suoi oltre mille metri. Dalla sua sommità è possibile vedere l’intero arcipelago e quasi sembra di toccare con mano Marciana Marina, ai suoi piedi dopo che lo sguardo si è poggiato sui folti castagneti che si trasformano in macchia mediterranea. Ad est, dall’altra parte dell’isola, sul monte Calamita fino al 1981 era attiva la miniera sotterranea del Ginevro da cui si estraevano minerali di ferro e non a caso nel passato questa era chiamata la costa che brilla. Già Plinio il Vecchio scriveva ”Ilva cum ferri metallis”, ovvero l’Elba con le sue miniere di ferro e anche sulle carte nautiche viene richiesto di fare calcoli per la corretta determinazione della declinazione magnetica. Le miniere sono chiuse ma si stima la presenza di oltre cinque milioni di tonnellate di minerale che causano distorsioni nel campo magnetico (per fortuna non eccessive) e l’intera area è stata dichiarata demanio dello stato e riserva strategica nazionale.


Miniera del Ginevro

 

Più o meno al centro della costa meridionale c’è Marina di Campo che, fino al secolo scorso, insieme al vicino abitato di Procchio sulla costa a nord, era una zona malsana e malarica; ad ovest c'è l’abitato di Pomonte, una spiaggia di rocce e ciottoli da cui vedere il sole che si abbassa sulla Corsica e fare una visita al relitto dell’Elviscot, adagiato sulla sabbia a cento metri dalla riva e 12 di profondità (la nave è stata fatta affondare dopo essersi incagliata sugli scogli e dopo essere stata bonificata da ogni sostanza pericolosa e inquinante); ad est c’è Capoliveri, un paese collinare che ospita per motivi misteriosi un piccolo museo del mare, Porto Azzurro che si sviluppa lungo l’arco del golfo di Mola e caratterizzato dalla sua enorme piazza a ridosso delle banchine e poi Rio, a nord-est, caratterizzato da una forte identità e storia mineraria e operaia, quasi rifiutando la deriva turistica degli altri comuni.

Pomonte, eclissi al tramonto
L’Elba è sempre stata abitata. Sia gli Etruschi che i Romani venivano qui per i giacimenti di rame e di ferro. Successivamente fu controllata prima dalla Repubblica marinara di Pisa e poi dal Granducato di Toscana che costruì e fortificò l’attuale Portoferraio, il capoluogo dell’isola, che inizialmente aveva il nome di Cosmopoli, da Cosimo I de’Medici che ne volle fare la prima difesa dal mare dagli attacchi dei saraceni e degli altri turbolenti regni d’Italia. L’isola agli inizi dell’Ottocento passa sotto la sovranità francese e dal 4 maggio del 1814 al 26 febbraio del 1815 diventa il Principato dell’Isola d’Elba, un vero e proprio stato Europeo, retto da Napoleone Bonaparte quando questi vi fu esiliato dopo la caduta di Parigi e il trattato di Fontainebleau. Due furono le sue residenze: Villa dei Mulini a Portoferraio, cui si arriva al culmine di una ripida salita dalla vecchia darsena, su due piani e con ai lati il Forte Falcone e il Forte Stella, che svolgeva soprattutto funzioni di rappresentanza e da piccola corte con la supervisione della sorella Paolina; Villa San Martino, la sua vera residenza privata, a circa 6 chilometri dal porto, con numerosi arredi originali, una grande sala affrescata con temi egizi al primo piano e un enorme salone al pianterreno utilizzato per mostre ed esposizioni.

Ad oggi agricoltura (vini e olio), pesca, turismo estivo e settori collegati (ristorazione, diving, trekking, cantieristica navale) e artigianato sono i principali settori economici. La terza isola italiana, 147 chilometri di costa, l'isola più grande del Parco Nazionale dell'arcipelago toscano, la spiaggia della Fetovaia, lo stoccafisso riese, la schiaccia briaca. In tre parole: Isola d'Elba.




Una semi-isola, il filo dell’acqua e l’isola dei genovesi

C’è un angolo di Sardegna che conserva un carattere e una personalità fuori dall’ordinario. Lontano dagli usuali giri turistici, lontano...